La Vita è fatta di priorità--

La vita è fatta di priorità…

trova la tua priorità più grande e vivi per quella priorità, 
altrimenti perderai per strada l’essenziale, inseguendo false chimere portate dal tempo.

Prendi in mano la tua vita e vivila nel profondo.

“Corri corri a perdifiato contro la corrente che trascina, 
infrangi la marea di chi ti porta in giù, distruggi le barriere dell’indifferenza,
sorridi a chi non sa che la vita non si ferma MAI! Anche nei giorni tristi la vita è amore,
anche tra le bufere la vita è amore, tutta la vita è un dono canta per lei, canta per lei…”

Così intona una canzone che tanto porti nel cuore, non devi aver paura di fermarti un attimo ad aspettare… ASPETTA, 
prenditi il tuo tempo, il tuo tempo non è quello della fretta, della rabbia o della paura, se hai una difficoltà.. 
siediti, fai silenzio intorno a te e dentro di te, una dolce musica giungerà al tuo orecchio: è la CONSAPEVOLEZZA.

Quella consapevolezza che tinge i tuoi occhi di lacrime ogni volta che ne percepisci il profumo.

Notti scure a volte ti sembra di vivere… ma non perdere mai il sereno, 
perché se ci sono le nuvole nel tuo cuore non potrai gustarti l’alba.
Riparati dalle nuvole che passano qualvolta sopra il tuo cuore ed aspetta, 
non aver paura di aspettare. Siediti in quell’angolino piuttosto vicino alla siepe ad aspettare, 
tanta gente passerà, avrai il dubbio di doverla seguire, ma tu aspetta, non aver paura di aspettare, 
quando sarà il momento però, ALZATI sicuro di te, senza indugio e sali in quell’autobus che aveva come capolinea..
quell’angolo, piuttosto vicino alla siepe dove tu, aspettando, eri seduto.

Il Giuramento dei Templari

Cavalieri,scudieri,servitori,che la pace del Signore,


promessa agli uomini di buona volontà,sia con noi.


In questo luogo augusto e santo,in suo nome .noi vedremo 


pronunciare da labbra pure e con umile fiorezza ,


il Giuramento che i poveri cavalieri di Cristo fecero nel momento piu sacro,


della  vita dei templari .


Signore che spieghi i cieli come una tenda di luce,


Signore che  fai del fuilmini i messaggeri della  tua maestà,


davanti al tuo sacro altare,dove s'adempi la sublime 


immolazione,noi leviamo alta la spada come  testimonianza 


del nostro giuramento .


Signore Dio delle armi ,noi lo giuriamo per il Cristo , giammai


contro  il Cristo per la difesa del vangelo,per la guardia dei pozzi ,

 

Contro gli oppressori ,contro i miettatori di scandali ed icorruttori 


dell'innocenza, la menzogna liberata contro i traditori delle flazioni dei partiti.


Noi lo giuriamo di impegnare la  doppia spada :quella  d'acciao levigata 


e quella  della parola spendente e fulminante .


Giammai noi attaccheremo per  primi ,


giammai noi provocheremo per primi ,


tre volte noi sopportiamo l'ingiuria 


tre volte noi ignoreremo il disprezzo  e la menzogna ,


ma  quando la spada brillera nel sole come un colpo di charore 


tuonerà la parola ,

 


All'ora  poi noi non dietreggiamo di un solo passo


non  taceremo che dopo il silenzio dell'avversario .


davanti ai  righi angelicati nostri  compagni d'arma


noi lo giuriamo al Cristo  re della  Gloria.


Chiunque rinnegherà giurament,sara per noi e per  gli angeli  rinnegato 


Niente per noi, Signore niente per noi ,ma per la  sola   Gloria del  tuo   nome

 

 

                                                       Amen 

 

 

 

NON NOBIS DOMINE.NN NOBIS ED NOMINI TUO DA  GLORIAM

 


E' grande chi..

“E’ grande chi,

colpito dalla sventura,

non perde neanche un poco la sapienza,

non meno grande è chi,

baciato dalla fortuna, non se ne lascia illudere.

 

Ma è più facile trovare

chi ha saputo conservare la sapienza nella sfortuna,

che chi non la perse nella buona sorte".

 
- “Se il fine è giusto non può essere sbagliata la lotta”.

 
- "M' interessa poco essere giudicato

da quelli che chiamano bene il male e male il bene,

che fanno tenebre della luce e luce delle tenebre".


- "Che cosa c’è di più contrario alla ragione

della volontà di comprendere con la sola ragione quanto le è superiore?

 

E che c’è di più contrario alla fede

della volontà di credere quanto la ragione non può raggiungere?".

 


- "Amare il corpo a causa dell’anima,

l’anima a causa di Dio, ma Dio per sé stesso."


Le Legioni

Le legioni

rappresentavano il nerbo dell’esercito con cui Roma

mosse alla conquista del mondo.

 

Nel I secolo ne esistevano circa trenta composte da circa 5500 uomini ciascuna.

 

L’addestramento di un legionario era molto selettivo

e la paga generosa.

Il servizio attivo durava venticinque anni al termine dei quali un soldato veniva congedato

con un premio in denaro o in terra.

 

Il legionario riprodotto risale all’epoca di Augusto (30 a.C.-14 d.C).

 

L’elmetto in bronzo è di tipo coolus mentre il corpo è protetto dalla lorica hamata,

una cotta in maglia di ferro indossata sopra una corta tunica.

 

L’apparato difensivo è completato dall’ampio scutum.

 

L’armamento offensivo è costituito da un giavellotto, il pilum,

dal gladius la corta spada usata nel corpo a corpo e da un pugnale, il pugio.

La Nascita dei Templari


Anno di Grazia 1118, Gerusalemme.

 

Erano passati circa vent'anni dall'entrata di Goffredo di Buglione nella Città Santa.


Dopo l’appello di Papa Urbano II, nel concilio di Clermont-Ferrand, l’Europa si accese letteralmente di zelo crociato.

 

Subito, nel 1096, partì dalla Francia una spedizione organizzata.

 

Assieme ai più importanti signori europei, quali il fratello Baldovino de Bouillon, Baldovino di le Bourg, Raimondo VII di Tolosa, Boemondo di Taranto e suo nipote Tancredi d'Altavilla, accompagnati dal Vescovo Ademaro di le Puy, guida spirituale della Crociata, Goffredo di Buglione  percorse mezza Europa, i domini dell'Impero bizantino e l’Anatolia, conquistando, non senza problemi e ristrettezze, le importanti città di Nicea e Dorileo, e poi, l’anno successivo, Antiochia, Maarrat an Noman ed El-Bara.

 

Presa anche Jaffa, ai Franchi non rimase altro che puntare sulla Città Santa: l’assedio iniziò il 7 giugno, per terminare poco più di un mese dopo, il 15 luglio, giorno in cui i crociati, stremati e assai ridotti in numero, entrarono vittoriosi in Gerusalemme.

 

La Crociata aveva funzionato: nonostante i problemi che aveva causato durante il suo svolgimento, il sogno di Urbano si era realizzato.

 

 

Al più valoroso ed importante dei capi crociati, Goffredo di Buglione, fu offerta la Corona della città Santa, ma egli la rifiutò in cambio del titolo di “Advocatus Sancti Sepulchri”. Qui ebbe termine, per così dire, la prima, grande Crociata.

 

All’alba di questo nuovo regno, la Terra Santa fu divisa in quattro potentati: da nord a sud, la Contea di Edessa, il Principato di Antiochia, la Contea di Tripoli ed il Regno di Gerusalemme, affidati rispettivamente a Eustachio di Boulogne, fratello di Goffredo, Tancredi d’Altavilla, Raimondo di Tolosa, e Goffredo di Buglione, il quale, però, morto l’anno dopo, affidò la corona della Città Santa al fratello Baldovino I.


Al tempo dell’arrivo dei franchi in Outremer, erano tre le potenze maggiori, le uniche capaci di contendersi il primato in Palestina: l’Impero bizantino, gli Arabi sotto l’egida dell’Impero turco dei Selgiuchidi, ed i Franchi.


Quello che era stato appena creato si mostrava ancora un gracile Regno costiero in Palestina, i cui capi dovevano barcamenarsi in un numero enorme di problemi: anzitutto, la minaccia islamica, che seppur sconfitta durante le varie battaglie della Prima Crociata, ora si stava riprendendo e, sotto la guida di abili emiri, costituiva sempre più un pericolo per i Cristiani; da parte dell’Islam arrivavano un gran numero di attacchi di guerriglia, mirati spesso ai pellegrini o ai mercanti che solcavano le vie non certo sicure della Terrasanta. Basti pensare che le vie attorno a Gerusalemme furono malsicure almeno fino al 1127.


Oltre questi problemi provenienti dal campo musulmano, ve ne erano diversi legati alla stragrande maggioranza dei capi crociati, che dopo aver fatto l’impresa, decise di tornare in Europa, non curandosi del fatto che il nuovo regno necessitava di una forte difesa; infine, i problemi interni al campo cristiano stesso, ove le differenze tra i soldati, tutti provenienti da realtà diverse l’una dalle altre, erano motivo di aspri dissapori.


In un clima simile, quasi sfociante nell’anarchia, si presentò, all’appena creato Re di Gerusalemme, Baldovino II, un piccolo gruppo di uomini, i quali richiesero al Re di mettersi al suo servizio per proteggere i pellegrini che dall’Europa si recavano in Terrasanta. Il capo di questi uomini era un piccolo nobile della regione francese della Champagne, Hugues de Paynes.


La storia dei cavalieri che arrivano davanti al Re di Gerusalemme e chiedono di entrare al suo servizio, è narrata, a grandi linee da tutti i cronisti, senza che nascano dubbi sulla veridicità del fatto. Il cronista del tempo Giacomo di Vitry riporta:


Alcuni cavalieri amati da Dio ed ordinati al suo servizio, rinunciarono al mondo e si consacrarono a Cristo. Con voti solenni pronunciati davanti al patriarca di Gerusalemme, si impegnarono a difendere i pellegrini contro briganti e predatori, a proteggere le strade e a fungere da cavalleria del Re Sovrano. Essi osservavano la povertà, la castità e l’obbedienza, secondo la Regola dei canonici regolari. I loro capi erano due uomini venerabili, Ugo di Payns e Goffredo di Saint-Omer. All’inizio, solo nove presero una così santa decisione, e per nove anni servirono in abiti secolari e si vestirono di quel che i fedeli davano loro in elemosina”.3  


Si è discusso molto sulla persona del fondatore dell’Ordine templare, e non sempre si è concordi sulla sua vita o sulle origini. Si è spesso ipotizzato francese o italiano, a seconda che si voglia prendere in considerazione una o l’altra delle lezioni del suo nome: Payns, Paynes, Payen, Paiens, Paen, Pagan o Pagani.

 

Stabilire precisamente da quale regione provenisse è un’opera ardua, anche perché molti se ne contendono i natali.

 

Pare in ogni caso più probabile la teoria che lo vuole originario della Champagne, e più in particolare di un piccolo centro a sud di Troyes.

 

Qualcuno pone i suoi natali intorno al 1072, altri sostengono semplicemente che all'epoca in cui si presentò al Re di Gerusalemme fosse già in avanti con gli anni. Si ritiene seguì la prima Crociata verso il 1100, che, ritornato in Europa, accompagnò il Conte di Bar in Terrasanta, e che vi rimase, o vi ritornò nel 1114, anno in cui si ha notizia di lui.


Appena ricevuti dal Re, i nove uomini furono alloggiati presso il quartiere del Tempio di Salomone, vicino a quella che, in quel tempo era chiamato Tempio del Signore, la Moschea di al-Aqsa, come riportato da Vitry.


E poiché non avevano chiese o dimore di loro proprietà, il Re li alloggiò nel suo palazzo, vicino al Tempio del Signore. L’abate ed i canonici regolari del Tempio diedero loro, per le esigenze del servizio un terreno non lontano dal palazzo; e per questa ragione essi furono chiamati più tardi Templari.” 4


Dopo questa data, la storia di Ugo e dei suoi non è più documentata per circa un decennio, durante il quale, probabilmente, i cavalieri dovettero organizzarsi e iniziare il loro compito.

 

Ad ogni modo, quello che era il primo, esiguo, gruppo di cavalieri dovette crescere parecchio in questi dieci anni: lo dimostra il fatto che, un personaggio importante come Ugo, conte di Champagne e probabilmente non solo lui, si fece templare nel 1126, e che, almeno dal 1125, Hugues de Payens sentì il bisogno di consultare il Papa per capire se la sua opera fosse giusta e cristiana, e, in caso favorevole, far riconoscere il suo gruppo dalla Chiesa: questo gruppo non era più l’esiguo drappello di cavalieri, ma non era ancora una realtà consolidata in grado di far fronte ai propri compiti, ed attraversava dunque una "crisi di crescita".

 

Per questo bisognava fare un viaggio in Europa, con lo scopo di far conoscere l’Ordine all’Occidente, farlo approvare dal Papa e concedergli una regola, e trovare una certa adesione tra i potentes cismarini.5

La migliore occasione per compiere un viaggio in Occidente arrivò nel 1127, allorché Baldovino lo incaricò di partire, assieme al legato Guillaume de Bures ed al signore di Beirut Guy Brisebarre per la Francia, ove il Re avrebbe scelto un nobile degno di sposare la figlia maggiore del Sovrano di Gerusalemme, Melisenda. Ugo portò con sé cinque confratelli: il fiammingo Goffredo de Saint-Omer, Payen de Montdidier, Archambaud de Saint-Amand, Goffredo Bisot e Roland.6


Giunti in Europa, Ugo ed i suoi cavalieri si recarono in Francia, ove, in occasione del loro arrivo, fu programmato un Concilio che vedesse tutte le personalità di spicco della Chiesa del tempo. Il Concilio, fissato per l’inizio del 1128, fu insediato a Troyes, cittadella poco distante dalla paese natale di Ugo. Tra le altre importanti figure, compariva un monaco cistercense di 38 anni, già da tempo considerato come uno dei personaggi più notevoli della Cristianità: il suo nome era Bernardo, da poco asceso alla carica di abate presso Chiaravalle.


Essendo entrato in contatto con i cavalieri di Ugo tramite Andrea di Montbard, Bernardo si avvicinò a loro e si interessò vivamente del loromodus vivendi: più volte espresse il proprio dispiacere per il fatto che uomini come Ugo ed i suoi non fossero entrati a far parte della comunità cistercense, tuttavia non negò ai suoi amici cavalieri il proprio importantissimo aiuto.


Forti di un aiuto tanto efficace, Ugo ed i suoi si presentarono a Troyes, davanti ad un’immensa assemblea di nobili e prelati. Lo scopo principale del Concilio - di cui Bernardo era l'organizzatore - era il riconoscimento di una Regola. Il testo primitivo della Regola stessa, descrive così il primo nucleo di Cavalieri presenti all'occasione:


"Era presente fratello Ugo di Payns, maestro dei Cavalieri, che aveva portato con sé alcuni fratelli: essi erano Roland, Goffrey, Goffrey Bisot, Payen de Montdidier, Archambaud de Saint-Amand […]”. 20


Il fine del Concilio, l’ottenimento della Regola, fu pienamente raggiunto, anche se sarebbe errato affermare che fu il Concilio a concedere ai Cavalieri una Regola. Infatti, essa già doveva preesistere almeno dalla fondazione a Gerusalemme, per essere poi giustapposta agli Statuti di ispirazione benedettina ad opera del Concilio.

 

Il Concilio, ed è bene ricordarlo, si limitò a integrare la Regola – già da tempo assunta dai Templari sul modello di quella benedettina – con gli statuti monastici comuni alla maggioranza degli Ordini, ma la Regola originaria non subì correzioni radicali; semplicemente fu “approvato ciò che era buono e vantaggioso e scartato ciò che pareva irragionevole”. 


Con il riconoscimento dell’Ordine dei Templari, la Chiesa accettava una realtà con cui si era sempre dovuta confrontare, il proprio rapporto con la guerra e gli uomini d’armi.

 

Già con Sant’Agostino8 s'era iniziato a parlare di questo importante argomento, e si iniziarono a delineare le tracce per distinguere una guerra da una “guerra giusta”, che, se diretta contro i nemici di Cristo e della Cristianità, sarebbe potuta divenire una Guerra Santa.

 

Ovviamente, la guerra sarebbe dovuta essere l’ultima soluzione, preceduta sempre da trattative volte, se possibile, ad ottenere la pace senza spargimento di sangue.

 

Ma quando non fosse possibile trattare con il nemico, e fossero coinvolte persone innocenti, allora la guerra sarebbe stata non solo approvata, ma anche voluta da Dio.

 

Con la riforma di Gregorio VII, poi, il versar sangue per la salvezza della Cristianità sarebbe divenuto un atto di epurazione dai peccati: nacque così la “Pax Domini”.

 

Del resto, il Medioevo sarebbe rimasto fortemente influenzato dalle idee riformistiche di Papa Gregorio, che trovarono la propria massima espressione in uno dei più grandi Papi del periodo, Innocenzo III.

 

Così, malgrado la Chiesa medievale affermi che l’ordo oratorum - gli uomini religiosi - non possa impegnarsi assolutamente in battaglia: 

 

ciò non vuol dire che i credenti, in particolare i Re, i nobili, i cavalieri, non debbano essere chiamati a perseguire scismatici e scomunicati. Infatti, se non lo facessero, l’ordo pugnatorum sarebbe inutile nella legione cristiana.”9  


Ancora, a favore della guerra santa, concepita non solo come difesa materiale della Chiesa, ma piuttosto come riscatto per la propria anima, si può leggere:


Dio ha istituito la guerra santa, in modo che l’Ordine dei cavalieri e la moltitudine instabile che avevano l’abitudine ad impegnarsi in reciproci massacri, come gli antichi pagani, possano trovare una nuova via per ottenere la salvezza.”10  


Al cavaliere, uomo pericoloso e dannoso per gli innocenti, era ora offerta la possibilità di redimersi convertendosi in Cavaliere di Cristo, e combattendo per difendere la Chiesa e la Cristianità egli avrebbe riscattato i propri peccati e sarebbe tornato nell’amore di Dio, che alla sua morte lo avrebbe accolto nella compagnia dei martiri.

 

La concezione della guerra giusta e di quella santa, intesa come modo per guadagnarsi la salvezza eterna, trovarono effettiva corrispondenza nell’Ordine templare ed in San Bernardo, che più tardi avrebbe composto per Ugo di Paynes l’opera più importante della concezione medievale del rapporto Cristianità-guerra, il Sermo de Laude Novae Militiae.

 


Ottenuta dopo il Concilio una Regola approvata ed un riconoscimento formale da parte della Chiesa, due compiti su tre erano stati espletati, ma ne mancava ancora un terzo, indispensabile per la sopravvivenza dell’Ordine: il reclutamento di nuove leve in tutta Europa.


Subito dopo il Concilio di Troyes, dunque, Ugo e i suoi si divisero, intraprendendo ognuno una strada diversa: era l’anno 1128.


 Durante questi viaggi viaggi, i Poveri Cavalieri di Cristo iniziarono a raccogliere le prime donazioni: in origine si trattava di piccole proprietà delle famiglie dei Templari, come ad esempio la mansio di Ypres donata dai Saint-Omer; in seguito, a mano a mano che l’Ordine fu conosciuto ed amato, si riscontrarono donazioni da parte di persone di tutti i tipi, specie del ceto della media nobiltà. Le donazioni si susseguirono con frequenza sempre più alta, specialmente in Francia.

 

Inizialmente, i pochi possedimenti dell’Ordine contavano solo le terre messe a disposizione dai soci aderenti. Col Concilio di Troyes, poi, sia i padri che parteciparono al concilio sia i nobili e i grandi possessori terrieri iniziarono ad avvicinarsi al Tempio. Terreni, case,mansiones furono donati con frequenza abbastanza alta da permettere all’Ordine uno sviluppo che avrebbe toccato presto anche il Portogallo e l’Italia.


La regione che vide il maggiore e più veloce sviluppo dell’Ordine fu la Linguadoca, dove, a Tolosa, i Templari comparvero tra il 1129 ed il 1132 in una delle loro prime riunioni pubbliche, alla quale seguirono diverse donazioni.

 

Si contarono subito donazioni di cavalli ed armature, di camicie e mantelli, e persino donazioni da un solo denaro, come quella di tale Pons Pain Perdu. Addirittura, nel 1131, il Re d'Aragona Alfonso I il Battagliero, senza eredi maschi, decise di lasciare il suo intero Regno ai Templari, che ovviamente rifiutarono l'offerta.


In meno di due lustri, l’Ordine divenne una realtà consolidata nella collettività, tuttavia, non era esente da critiche che lo tacciavano di essere un’organizzazione ibrida, derivante da un aperto contrasto tra la vita monastica e quella guerresca .


Questo problema dovette essere per molto una spina nel fianco per Hugues de Payens, il quale dovette nutrire seri dubbi in merito alla questione. In preda a questo atroce dubbio, Hugues si rivolse più volte all’amico Bernardo di Clairvaux, per conoscere il pensiero dell’abate su questa incresciosa questione.


Il risultato fu un breve sermo composto fra il 1128 ed il 1134, il cui titolo fu de Laude Novae Militiae, l’Elogio della nuova Cavalleria, uno scritto in forma epistolare che affronta tre problemi in particolare:


-         È giusto andare in guerra e combattere, quando la religione cristiana è contraria allo spargimento di sangue?


-         Cos’è questa nova militia, fatta da monaci combattenti, apparentemente nati da un contrasto inconciliabile?

 

-         In cosa differisce la militia Christi dalla militia secolare?

 

In breve, sostiene San Bernardo, la guerra è giusta se effettuata in un tentativo di difendere un Regno da un oppressore esterno; ma se invece che un Regno, l’oggetto della guerra è la difesa della Cristianità, allora la guerra stessa si sublima, fino a divenire santa.

 

E quando – afferma Bernardo –  il Cavaliere di Cristo uccide un malfattore non viene considerato omicida ma, "malicida, vendicatore da parte di Cristo di coloro che operano il male". Certo – continua – non si dovrebbe uccidere neppure gli infedeli se in qualche altro modo si potesse impedire l’oppressione dei fedeli.


E con questo discorso ci si allaccia alla militia Christi, una cavalleria che combatte esclusivamente per la difesa dei fedeli da qualunque nemico, imperniata della charitas cristiana.

 

In questo modo è introdotto il paragone tra la militia Christi e la saecularis militia: mentre gli esponenti della prima conducono una vita sobria seguendo i voti monastici, combattono per Cristo, scendendo in guerra armati solo dell’armatura di ferro e della Fede e considerando la guerra un atto di difesa dei più deboli, gli esponenti della seconda vivono nel lusso più sfrenato, interessati solo ad arricchire le loro proprietà.

 

Essi vestono di seta, ingioiellano le gualdrappe dei propri cavalli e ornano i propri elmi con lunghissime penne colorate, e così, sfarzosi più che ben armati, scendono in campo sperando solo di vincere per potersi arricchire ulteriormente.

 

Credete forse che la spada del nemico rispetti l’oro, risparmi le gemme o non possa trapassare la seta?


Ma, cosa più importante, i cavalieri di Cristo, morendo o uccidendo, conservano pura la loro anima, perché combattono la guerra del Signore, mentre i cavalieri secolari rischiano, più che la vita, di dannare l’anima, perché se uccidono peccano mortalmente e se muoiono periscono per l’eternità.10


Queste riflessioni, sicuramente, dovettero avere un ottimo effetto su Ugo, il quale, liberatosi finalmente da tutti i propri dubbi ed incertezze, poté andare avanti con sicurezza nel proprio intento, e tornare in Terrasanta verso il 1130.


Il piccolo gruppo di monaci guerrieri che aveva lasciato in Terrasanta qualche anno prima, era ora una realtà consolidata in tutta Europa, una realtà che sarebbe cresciuta fino a diventare l’Ordine cristiano più potente della storia.


Ugo morì il 24 maggio 1136. il suo posto sarebbe stato preso da un cavaliere borgognone Roberto di Craon, che avrebbe accresciuto ulteriormente l’Ordine del Tempio.

 

La vita di Ugo, il primo monaco cavaliere, sarebbe stata un fulgido esempio di fede, coraggio e cavalleria per tutti i Templari che sarebbero venuti dopo di lui.

 

Una tonaca bianca con una croce rossa, possibilmente molto grande; uno spadone a due mani al fianco; le fiamme di un rogo sullo sfondo, con sinistri bagliori che si riverberano su un calice, e mi raccomando che assomigli il più possibile al Santo Graal; curerei inoltre di mettere un forziere con monete d'oro che debordano, perché si sa che un tesoro deve esserci per forza; non si dimentichi infine di attivare la colonna sonora con le parole «Non nobis Domini sed nomini tuo da gloriam», «Non a noi Signore ma al tuo nome dà gloria»: ecco gli ingredienti indispensabili per un perfetto pasticcio templare. O meglio, templaristico.

Quando si parla di templari, si deve subito usare la spada per dividere nettamente in due gli ambiti della verità: quella sulla storia dell'ordine del Tempio, sorto in Terrasanta nel 1119 e sciolto nel 1312 in Europa, e quella sul «templarismo», ovvero una sterminata palude di esoterismo e società più o meno segrete, deliri riattualizzanti e un pizzico di turismo che bollono nel gran calderone della leggenda dei templari.

Storia e leggenda, dunque.
E' l'importante premessa che Alain Demurger, storico dell'Università di Parigi, fa alla sua opera "Vita e morte dell'ordine dei templari": «Lo storico non si occupa solamente del vero, ma anche del falso quando sia stato creduto vero; si occupa pure dell'immaginario e del sogno. Soltanto, si rifiuta di confonderli». E Demurger appunto non li mescola, realizzando un libro chiaro ed esaustivo sulla vera storia dei templari, terzo volume della nostra collana dedicata al Medioevo.

Chi furono i templari? Nati a Gerusalemme all'inizio del XII secolo, all'indomani della prima crociata, furono insieme monaci e guerrieri. Ovvero uomini d'arme che scelsero di condurre una vita lontana dalla vanagloria del mondo: rinunciavano ai vestiti, alle proprie armi e al proprio cavallo per ricevere quelli che il gran maestro avrebbe dato loro. Praticavano cioè un'obbedienza completa sino ai gesti più quotidiani, e severe punizioni colpivano chi rompeva la regola del silenzio o ritardava l'esecuzione dell'ordine di un superiore.

Elementi comuni nel monachesimo, questi, ma resi più vitali per via del difficile compito che i templari avevano liberamente assunto: proteggere i pellegrini e gli stati crociati di Terrasanta. In coppia o in squadroni, i templari pattugliavano le strade della Palestina per renderle sicure dagli attacchi musulmani. In questo quadro le norme severissime circa il silenzio diventano più chiare: in ogni casa templare il capitolo giornaliero - ovvero la riunione dei «fratelli» con i gradi più alti - prendeva decisioni operative e tattiche (itinerari, rifornimenti, dislocazione delle forze) di cui il nemico non doveva in alcun modo venire a conoscenza.

La Chiesa riconobbe ufficialmente l'ordine nel 1129. Da allora la sua espansione fu enorme: verso la fine del XIII secolo vi erano centinaia di magioni templari dalla Terrasanta alla Spagna, passando per l'Italia, la Germania, l'Inghilterra e soprattutto la Francia. In effetti, pur essendo un ordine «internazionale», quello templare era sorto per l'opera di un cavaliere di Francia, Ugo di Payns nella Champagne francese, anche se molti con troppa fantasia pretendono venisse da altre parti.

Cosa sorreggeva una simile potenza? Sul piano spirituale e giuridico l'esperimento dei templari era stato aiutato da un piccolo, grande monaco cistercense: san Bernardo, che negli anni Trenta del XII secolo scrisse (dietro richiesta di uno dei primi templari che era poi un suo zio), una piccola opera a favore del nuovo ordine. La intitolò "Elogio della nuova cavalleria", e fu un best seller formidabile, ancora usato dalle guardie svizzere del papa sino al secolo scorso.

In poche, densissime pagine, Bernardo visitò idealmente i Luoghi Santi (dal Santo Sepolcro al Giordano, da Betlemme a Nazareth) per illustrare ai «poveri cavalieri di Cristo» il senso della Terra Santa e della loro azione. Sì, perché un senso doveva esserci in quel mulinare le armi a favore dei fratelli e della fede. Il templare viveva infatti nella sua persona la tremenda tensione scaturita dal crogiolo della prima crociata. Ecco le parole di Bernardo: «Quando uccide un malfattore, non deve essere reputato un omicida ma, per così dire, un malicida».

«Malicidio»? Un'espressione fortissima. Il santo incitava al massacro come troppo spesso si ripete, distorcendolo? No, perché Bernardo prosegue con queste parole: «Non si dovrebbero uccidere neppure i pagani qualora ci fosse una maniera diversa per impedir loro di opprimere i fedeli».

Dunque l'opera dei templari era gradita non già per il sangue versato, ma perché il sangue sparso era l'ineluttabile pertugio attraverso il quale passare per proteggere i fratelli nella fede e permettere loro di visitare i Luoghi Santi.

Una guerra giusta e, insieme, una guerra santa, perché il templare purificava la sua anima con preghiere e digiuni (non eccessivi però, come specificava la regola: altrimenti come avrebbe potuto combattere?) e poteva così sperare nel Paradiso quando la mano della morte l'avesse afferrato.

Preghiera e combattimento: ecco il pane quotidiano dei templari. Ma non solo: infatti la vastità delle loro proprietà li portò a sviluppare un'efficace gestione patrimoniale, cui si affiancava l'attività di banchieri. Da secoli gli europei avevano affidato ai monaci, «poveri» per definizione, la tutela dei propri beni: e chi avrebbe potuto farlo meglio di monaci che erano insieme dei militari?

L'ordine divenne così il tesoriere di conti, re e papi, sino a essere ricco, troppo ricco. E all'inizio del XIV secolo qualcuno pensò bene di prendersi tutta quella ricchezza: fu il re di Francia Filippo IV il Bello, che li pugnalò alle spalle arrestandoli in massa e bruciandone qualcuno. Le accuse? Avidità, lussuria, eresia.

Da allora si ripetono senza posa, nonostante siano fondamentalmente false. Ma la storia conosce anche questo.

Dove tutti i Templari e la loro grande ricchezza andare?

I fratelli, i Maestri del Tempio,
Chi erano ben fornito ed ampio
Con l'oro e l'argento e le ricchezze,
Dove sono? Come hanno fatto?
Avevano un tale potere, una volta che nessuno
Osato prendere da loro, nessuno è stato così audace;
Sempre che hanno comprato e mai venduto ...

Where did all the Templars and their great wealth go?

The brethren, the Masters of the Temple,
Who were well-stocked and ample
With gold and silver and riches,
Where are they? How have they done?
They had such power once that none
Dared take from them, none was so bold;
Forever they bought and never sold...

admin :arcangelo uriele 

info : urieleilritorno@gmail.com