L'arcangelo ritrovato

Oh Arcangeli Uriele e Aurora, legioni di luce del Sesto Raggio, giungete in questa ora , vi prego. Dividete la via della luce da quella delle tenebre. Che gli Angeli discendano sul raggio brillante rosa dorato dal cuore del Grande Sole Centrale. Invoco eserciti cosmici di schiere angeliche per stabilire la Pace! Nel cuore, Pace! Nella mente, nella volontà, nelle membra, nel corpo dei desideri. Che il regno della Pace Cosmica di Cristo discenda su di me. Che il regno della Pace del Buddha e di tutti gli avatar discenda su di me. Che la pace abbia inizio all'interno del mio cuore, all'interno di ogni cuore e che il potere della pace abbia il meglio sulle forze della guerra e del caos. Oh Luce degli Angeli, Santi Angeli di Dio, ascoltate la mia invocazione in quest'ora, e rispondete per la salvaguardia della vita, vincolate gli angeli ribelli che interferiscono con il progresso delle anime e che sono pronti a sciogliere il legame di queste con il Signore . In questo momento, Arcangelo Uriel, offro la mia preghiera a Dio. Chiedo la tua azione immediata contro di loro, come hai promesso. Che gli eserciti del Signore ora mi circondino, perchè desidero aiutarvi, oh legioni di luce. Venite ad insegnarmi ad avanzare con i vostri eserciti di luce in difesa di tutti i bambini e di tutte le forme di vita che soffrono sulla Terra. Chiedo questo nel nome di Gesù Cristo, e ne accetto il compimento nel pieno accordo con la volontà di Dio. Amen

Se, con qualche forzatura, divisassimo di paragonare la scultura figurata del Rinascimento a una sortadi palcoscenico sul quale si rappresentano particolarissime pièces teatrali con sce na fissa e attori che,assunti di volta in volta i panni dei più svariati personaggi tratti dalla realtà o dal soprannaturale, sonoeternati in una immutabile gestualità, sarebbe facile osservare che le figure angeliche risultanoindubbiamente i personaggi più ricorrenti.Ad essi il regista-scultore affida ruoli assai diversi, da quello di protagonista assoluto (ArcangeloMichele), a quello di coprotagonista e comprimario (Arcangelo Gabriele nella scenadell’Annunciazione), a quello di astante partecipe e commosso dell’evento sacro, di figura deputata aesprimere con i propri comportamenti e atteggiamenti sentimenti generalmente condivisi (malinconia,cordoglio, gioia, tripudio) o, ancor più spesso, di valletto, scudiero, guardia del corpo, aiutante dicampo, maggiordomo, accompagnatore. Naturalmente questi ultimi ruoli, che sembrerebbero esserepoco pertinenti a figure cui una lunga e indiscussa tradizione iconografica ha da sempre attribuito unvalore semantico di eccezionale positività, vanno inseriti nel loro contesto, che è invariabilmenteconnesso al sacro, acquistando da ciò un significato assai diverso e ben più pregnante di quel chesaremmo indotti ad attribuire loro se li rapportassimo a un contesto laico e profano.Esemplificare queste osservazioni, certamente banali e scontate, è possibile a patto che si pratichino deitagli, non solo cronologici, ma anche ambientali. La presente indagine, che non ha nessuna pretesa dicompletezza, sugli Angeli nel Rinascimento prenderà quindi in considerazione un ambito cronologicoche va, quasi senza eccezioni, dalla seconda metà del Quattrocento alla fine del Cinquecento, il mezzoespressivo della scultura (statue, monumenti funerari, rilievi) e un’area geografica coincidente con lesole regioni meridionali italiane.Entro i limiti fissati da queste coordinate, si cercherà di enucleare e distinguere i tipi iconograficiricorrenti, avvertendo che le regioni che conservano un più ricco patrimonio scultoreo relativo; a questisecoli (Campania e Sicilia e, su un gradino certamente più basso, Calabria) sono anche quelle in cui siritrova il maggior , numero di esemplificazioni e le più frequenti contaminazioni iconografiche.L’Angelo protagonista. San Michele ArcangeloCollocati, nella Gerarchia celeste di Dionigi 1’Aeropagita, nel1’ordine gerarchico più basso insiemeagli Angeli, gli Arcangeli sono in numero di sette (Michele, Gabriele, Raffaele, Jehudiele, Sealtiele,Barachiele, Uriele). Proprio agli inizi del Cinquecento Antonio del Duca, giovane sacerdote sicilianomaestro di musica presso il duomo di Palermo, aveva ritrovato le tracce di un antico nella chiesa diSant’Angelo a Palermo, dove egli insegnava canto liturgico. L’affresco, diviso in tre registricorrispondenti ai tre ordini gerarchici degli esseri angelici, raffigurava in quello inferiore i setteArcangeli con i loro attributi iconografici. La scoperta dell’affresco ebbe profonde ripercussioni sulladevozione popolare, tanto che nel 1523 veniva fondata a Palermo la chiesa dei Sette Arcangeli.Trasferitosi in seguito a Roma presso il cardinal del Monte, Antonio del Duca ebbe da questi 1’incaricodi comporre insieme a Girolamo Maccabei, maestro di musica presso lo stesso del Monte, una messaper i sette Arcangeli. Al giovane sacerdote siciliano si deve il progetto di trasformazione della salacentrale delle Terme di Diocleziano in una chiesa dedicata a Santa Maria e ai Sette Arcangeli: progettosolo in parte realizzato da Michelangelo e da Jacopo del Duca, nipote di Antonio e discepolo delBuonarroti.

Ma presto il culto dei quattro ‘Arcangeli apocrifi’ venne avversato dalla Chiesa. E’ questo il motivo percui nel Rinascimento protagonista assoluto della statuaria di soggetto angelico è l’Arcangelo Michele ilcui culto, sviluppatosi dal santuario micaelico del monte Gargano, è ampiamente attestato in tutta1’Italia meridionale.San Michele è raffigurato come un Angelo, guerriero o non, nell’atto di vibrare la spada, talvoltareggendo un clipeo nella sinistra, tal altra tenendo al guinzaglio il drago (un’ iconografia presente nellastatua marmorea del santuario di Monte Sant’Angelo, di cui si dovrà riparlare). In non pochi casi (comenel poco noto altorilievo proveniente dalla chiesa di Sant’Angelo di Gallipoli, conservato nella chiesadi San Francesco d’Assisi nella stessa città) san Michele, coperto dall’armatura di guerriero celeste,conficca una lunga lancia nella gola del drago, su cui calca i piedi. Nell’esemplare di Gallipoli lo scudoche solitamente accompagna 1’Arcangelo reca lo stemma degli Acquaviva d’Aragona, che occuparonoGallipoli nel 1497 (data che costituisce un indicativo postquem cronologico anche per il rilievo,databile agli anni immediatamente successivi). Esclusa la variante dello stemma, che è evidentementeun omaggio alla nuova dinastia dominante, a chi scrive sembra di poter collegare 1’iconografia quiseguita con una delle tante rappresentazioni pittoriche quattrocen.tesche di san Michele, per esempio dei Vivarini (un San Michele che trafigge al cuore il Demonio sucui poggia salda mente i piedi, conservato nella Pinacoteca Provinciale di Bari, ma proveniente dallachiesa dei Minori Osservanti di Andria, firmato da Bartolomeo Vivarini e databile al 1483, ne è precisatestimonianza, nonostante vi si aggiunga la bilancia per la pesatura delle anime che invece non comparea Gallipoli). Col bus- to coperto da una mezza corazza da cui fuoriesce 1’ampia e sbuffante veste daNike lo raffigura, verso il 1518, Stefano da Putignano in una sta- tua nel santuario di Monte Laureto aPutignano. L’opera lo mostra mentre, con la testa china in una sorta di impercettibile malinconia,brandi- sce con la destra la spada e con la sinistra regge un clipeo circolare, calpestando con il piededestro il Demonio raffigurato come un immondo drago squamoso con testa di levriero ringhiante e alidi pipistrello.Tale iconografia, piuttosto comune, mostra però nella stragrande maggioranza dei casi il Santo conarmatura da centurione (Nola, duomo, altare Cesarino, del 1523, di Giovanni da Nola). In una statuasuccessiva, datata 1538, nella cattedrale di Gravina, lo stesso Stefano da Putignano ripe- te, pur se conmaggiore dinamismo, tale iconografia variando la posizione del braccio destro che, anziché sollevareminacciosamente la spada, la conficca con forza nelle fauci del drago-Demonio (iconografia del tuttosimile a quella di una statua di Antonello Gagini nella chiesa di San Michele a Nicosia, dove però ilSanto, diversamente che a Gravina, è coperto interamente da un’armatura). Un altro filone iconograficofa capo alla splendida statua del santuario garganico che, dalla vecchia attribuzione al Sansovino,attraverso una mediana a Girolamo Santacroce, è ap- prodata a quella ad Andrea Ferrucci da Firenze.Senza volerci addentrare in questa sede in discussioni attrib utive e cronologiche (la datazione 1497-1507 fissata si fonda sullo stemma della base, identificato con quello di Consalvo de Cordova), sinoterà che qui 1’Arcangelo, coperto da un’armatura finemente decorata e da un manto che,avvolgendoglisi alla gola, scende lungo la spalla sinistra sino a terra, è rappresentato col braccio destrosollevato ad angolo retto a impugnare la spada, mentre con la sinistra è nell’atto di trattenere un lembodel mantello cui s’aggrap pa il Demonio, con zampe caprine e orecchie di fauno. E’ stato ipotizzato chesin dall’origine fosse presente quella sorta di ‘guinzaglio’ metalli- co che, partendo dal mignolo dellamano del santo guerriero, è agganciato nelle fauci del mostro; alcune derivazioni però, come quellanella chie sa del Carmine di Napoli, attribuita dubitativamente a Girolamo Santacroce, o un’altra, assaifedele, nella chiesa di Sant’Andrea Barletta, o altre più libere, come quella nel centro storico di Bitontoo quella, forse degli inizi del Seicento, nella chiesa dell’ Immacolata di Minervino di Lecce, sconosconotale particolare. Derivata dall’esemplare di Monte Sant’Angelo sembra anche la statua di San Michelenella chiesa di San Pietro ad Aram a Napoli attribuita a Giovanni da Nola, in cui la mancanza delmantello ind uce significative varianti: mentre infatti il gesto del braccio des- tro ripete quello delprototipo, il sinistro, anziché il mantello regge con noncuranza per il gancio posteriore, un piccoloscudo. Di conseguenza il Demonio, anziché al mantello, si aggrappa a un calzare dell’Arcangelo.Diversa la raffigurazione che lo stesso Giovanni da Nola dà di san Miche le in una lastra della chiesamadre di Lioni (Avellino), dove il Santo è rappresentato coperto interamente da un’armatura dietro cuisi intravede un manto svolazzante, mentre poggia leggiadramente i piedi, quasi danzando, sul drago cheapre le fauci in atto di minacciarlo e avvolge le sue spire intorno alla gamba sinistra del Santo, protettadallo schiniere. San Michele solleva la spada in un gesto del tutto simile alla statua di Mon- teSant’Angelo, difendendosi con lo scudo crociato che regge nella sinistra. Una forte improntadonatelliana conserva il San Michele della Casa Annunziata di Napoli, attribuito dal Pane ad AntonelloGagini, che, nel mo- do di reggere lo scudo, replica esattamente la, posizione del San Giorgio diDonatello, ancorché qui lo scudo poggi sulla testa del drago. Ciò che rimane del braccio destro sembrainvece alludere al gesto di chi solleva la spada per sferrare il colpo.Una statua in parte frammentaria, nella stessa Casa dell’Annunziata, attribuita alla cerchia di Pere Joan,vede invece san Michele conficcare la punta dello scudo nelle fauci del mostro e infilzare con la lanciaquest’ultimo col braccio ora mancante. In alcuni casi la perdita di parti delle statue ci rendono difficileinterpretare i tipo iconografico seguito. Nessun collegamento col prototipo di Monte Sant’Angelosembra avere la statua di Giandomenico Gagini del 1542, nella chiesa di San Michele Arcangelo aMazara del Vallo, dove forse la mano sinistra reggeva una catena che aggiogava il Demonioantropomorfo ai suoi piedi, mentre la bella statua di Fazio Gagini in località Santocanale a Partanna-Mondello, abbigliata da centurione romano, ha perso tutti gli attributi iconografici salienti, compreso ildrago. Comunque sembra di poter affermare che, neppure in Puglia, il prototipo di Monte Sant’Angelosia stato replicato pedissequamente, essendo troppe le varianti e le reinterpretazioni che possonorinvenirvisi.L’Arcangelo Gabriele compare invariabilmente nella scena dell’Annunciazione che, pur fissata dasecoli, presenta varianti anche regionali, talvolta abbastanza accentuate. Può essere rappresentatovolante, in atto di planare sulla terra, in piedi, inginocchiato o in atto d’inginocchiar- si. Può reggerecon la sinistra un ramo di giglio o un filatterio sul quale è inciso il versetto AVE GRATIA PLENA, ebenedire con la destra, o te- nere le braccia conserte in atto di adorazione. Analogamente, anche laposizione della Vergine può variare: raramente in piedi, Ella e più spesso inginocchiata, talvolta su unleggìo decorato con fregi vegetali e candelabri, o addirittura seduta, colta nell’atto di leggere un testosacro o più realisticamente, di filare.In Sicilia, Domenico e Antonello Gagini e le loro fiorentissime botteghe hanno prodotto un numerodavvero stupefacente di esemplari appartenenti a questa tipologia iconografica – diffondendoli anche inCalabria – modificandone spesso i particolari. Del primo ricordiamo almeno 1’Annunciazione,realizzata forse in collaborazione con la bottega, il cui Angelo è conservato nella chiesa di Santa Mariadi Porto Salvo a Palermo (la corrispondente figura della Vergine, giovanissima come le più affascinantiMadonne di Domenico, a capo scoperto, in piedi, la mano destra sul petto e la sinistra a fermare controil fianco il libro aperto, è nel Museo Diocesano della stessa città). L’Angelo, dalla folta capigliaturaravviata all’indietro, colto nell’atto di inginocchiarsi, ha l’esp ressione intensa di chi sia pienamenteconsapevole del suo ruolo, e con la lunga mano affusolata nasconde, più che mostrare, il lungocartiglio. Più numerose e variate le Madonne di Antonello: di finissima qualità e fondamentale per iriflessi iconografici, anche assai lontani, che esso ha avuto e di cui si dovrà riparlare, è il gruppo, caricodi intima religiosità, oggi nel municipio di Erice, datato 1525.L’estremo equilibrio compositivo del gruppo si fonda sulla posizione delle figure dell’ArcangeloGabriele e della Vergine, affrontate, entrambe inginocchiate e col capo leggermente reclinato verso ilcentro, occupato da un inginocchiatoio -leggìo sul quale poggia il volume di cui Maria ha sospeso lalettura. Il primo, che s’indovina appena planato con le grandi ali piumate, indossa un lungo mantellochiuso da una fibbia sul petto e, con un gesto che denota una certa qual familiarità, avvicina la manobenedicente al leggìo, su cui appoggia 1’avambraccio, nascondendo così il filatterio srotolato quantobasta per leggere un AVE G. PLE. Compositivamente meno felice è, dello stesso Antonello Gagi- ni, ilgruppo della chiesa di Sant’Agata a Castroreale datato 1519, che conserva ancora le preziosedecorazioni dorate: in esso la figura alquanto instabile di Gabriele in atto d’inginocchiarsi con lebraccia conserte è contrapposta a una placida Vergine seduta su un solido trono animato da leoni alati,che, tenendo sul grembo il libro di cui ha appena interrotto la lettura, con la mano destra accenna a unlieve moto di sorpresa.Il tipo dell’Annunciazione con Vergine in piedi sembra avere avuto particolare diffusione nella Siciliaorientale e, di qui, essere trasmigrato in Calabria (gruppi della chiesa madre di Bagaladi, ReggioCalabria; della chiesa parrocchiale di Brognaturo, di Giovan Battista Mazzolo, del 1532; della chiesadell’Annunziata di Tropea, dello stesso Mazzolo); il tipo con la Vergine inginocchiata, di cui si èindicato un esempio qualitativamente altissimo nell’Annunciazione del municipio di Erice, trova unasingolare eco nelle numerose Annunciazioni di Altobello Persio a Matera: da quella, già a tortoattribuita al figlio Giulio Persio, nella cappella dello stesso titolo nella cattedrale, a quella, di assai piùridotte dimensioni, che figura sul cosiddetto dossale di San Michele nella stessa chiesa, a quella dellacappella del Corpo di Cristo annessa alla cattedrale, a quella, ora restaurata, presente nella chiesa diMaterdomini. La circostanza, che potrebbe apparire singolare, trova una precisa giustificazione storicanel fatto che, come è stato dimostrato da chi scrive, il fratello di Altobello, Aurelio, è da identificarecon 1’Aurelius de Basilicata di cui già Gioacchino Di Marzo diceva aver lavorato per qualche annonella bottega di Antonello a Palermo , dove sicuramente il nostro Altobello dovette trovarsi tra il 1534 eil 1538. E’ un fatto che il tipo iconografico “materano” non compaia in Puglia, dove per controtroviamo, nella chiesa matrice di Grottaglie, un grande rilievo databile intorno al 1520, caratterizzatoda uno stile arcaizzante e manierato, con una curiosa Annunciazione in cui un Angelo in piedi, di trequarti, con lunghissimi capelli ritorti che gli scendono lungo la schiena, fornito di giglio (perduto) e divistoso filatterio, e con indosso tunica e dalmatica minuziosamente raffigurate, reca il suo annuncio auna Vergine seduta frontalmente verso lo spettatore a braccia conserte.Gli Angeli custodi del Santissimo SacramentoSecondo Giovanni da Cartagena il sacrificio del Cristo immolatosi sulla croce era servito non soloall’umanità, ma anche agli Angeli. Sarebbe per tale ragione, secondo il Male, che essi “fissano confervore 1’ostia e con ammirazione il prete che consacra il Corpo di Cristo”.Questa circostanza trova un preciso risco ntro nella scultura del Rinascimento meridionale, in cuigrandissima diffusione hanno i tabernacoli, spesso monumentali, quasi sempre marmorei o piùraramente in pietra, sui quali compaiono senza eccezione più o meno affollate schiere di Angeliadoranti il Santissimo. La fronte del tabernacolo simula una stanza (o una stanza nella stanza) dalsoffitto piano o a volta cassettonato: sulla parete di fondo è collocata la porticina (o il tempietto) checustodisce il Sacramento, ai lati della quale sono distribuiti, talvolta su due o più ordini, Angeli inatteggiamento di adorazione. Non raramente il Sacramento è simbolizzato dal calice con l’ostia o dafigurazioni in rapporto con il tema della Passione e della Salvazione. Un sia pur sommario censimentodei Sakramentstabernakel rinascimentali sparsi in chiese, cap- pelle e musei dell’Italia meridionalerichiederebbe una trattazione specifica che non potrebbe certamente essere sintetizzata nelle pochepagine a disposizione.Nella scultura siciliana rinascimentale, soprattutto di ambito gaginesco, questo tipo, che è insiemestrutturale e iconografico, trova numerosissime esemplificazioni, talvolta d’aspetto monumentale (peresempio nella cappella del Sacramento del duomo di Marsala), sparse in tutta 1’isola (Alcamo,Ciminna, Collesano, Ficarra, Isnello, Messina, Mazara del Vallo, Mirto, Nicosia, Palermo, Pollina, SanMauro Castelverde, Tusa ecc.). Di grande raffinatezza quello della chiesa madre di Isnello, attribuito aDomenico Gagini e alla sua bottega, in cui la porticina che custodisce il Sacramento si apre sulla paretedi fondo di un vano reso in prospettiva, coperto da una volta cassettonata da cui pende una tenda apadiglione. A svelare questo sacro invaso sono due Angeli che aprono i due lembi di un ampiotendaggio fissato a due colonne tortili, che lo delimitano lateralmente. All’interno del vano sei Angeli(tre per parte) sono inginocchiati sul pavimento ad adorare la custodia del Santissimo. Tre grandiCherubini ornano 1’architrave del tabernacolo, sovrastato da una lunetta in cui si accampa un’affollataschiera di Cherubini disposti a formare una sorta di ghirlanda.Ancora in Sicilia, non si può non ricordare il tabernacolo, di Antonello Gagini, monumentale a onta deicentotrentasette centimetri di altezza, conservato nel Museo Nazionale di Messina, pienamenterivelatore del suo stile classicheggiante. La lastra marmorea, scolpita ad altorilievo, simula il solitovano, questa volta coperto da un cassettonato piatto in prospettiva, con sei terzetti di Angeli distribuitisu altrettanti piani verticali ai lati del tempietto (chiaramente ispirato a quello bramantesco di SanPietro in Montorio) che accoglie il Sacramento, gli inferiori ad ali abbassate, i superiori con le alisollevate nel volo. Gli Angeli del terzo registro recano grossi cartigli con iscrizioni derivate dal temasacramentale, cui allude anche il rilievo, in asse con la cupola del tempietto centrale, in cui Cherubini eAngeli reggenti i simboli della Passione circondano la figura stante del Cristo risorto. Altri Angeliadoranti e Cherubini fiancheggiano, in alto, la figura dell’Eterno, forse benedicente (ma i danni subitidagli arti non ci permettono di affermarlo).Delle custodie sacramentali napoletane, in genere di composizione meno complessa, si voglionoricordare quella di Jacopo della Pila nella cappella di Santa Barbara in Castelnuovo, con le soliteschiere di Angeli oranti ai lati della porticina del Santissimo, quelli in basso inginocchiati sulpavimento “a riggiole”, con 1’intermediazione di banchi di nuvole, e quelli del registro superiore ritrattifuriosamente in volo, con lunghissime ali appuntite; ma non si possono non citare quella nella chiesa diSant’Angelo a Nilo (riadattata a lavabo), quella murata sul retro dell’altare nella chiesa diMonteoliveto, imitata nel tabernacolo della chiesa di Sant’Ippolistro ad Atripalda, e un’altra nellachiesa di Santa Caterina a Formiello (frammentaria). Non la custodia sacramentale, ma 1’immaginedella Bruna adorano invece gli Angeli Cherubini presenti nel monumentale tabernacolo della chiesa delCarmine Maggiore a Napoli reso noto dal Pane, dove però alla simbologia eucaristica alludono, nellapredella, gli Angeli che reggono il sudario e, nel paliotto, la Resurrezione.Anche la Calabria conserva un numero consistente di custodie sacramentali, di volta in volta ispirate adesemplari napoletani (Squillace, cattedrale, anch’esso derivato dal prototipo di Monteoliveto; MoranoCalabro, collegiata; Tropea, duomo, dove nella lunetta compare un gigantesco calice con 1’ostia) osiciliani (Sinopoli, chiesa madre; Stignano, chiesa dell’Annunziata; Taurianova, chiesa dell’Immacolataecc.). Da Napoli provengono le poche custodie presenti in Basilicata (notevole il frammento nellachiesa di Maria Maggiore a Maratea). In Puglia, oltre all’Adorazione del Santissimo presente nella paladell’altare maggiore di Nuzzo Barba nella collegiata di Noci, si vogliono segnalare quella murataall’esterno di un fabbricato nel centro storico di Loseto, inedito, imitazione locale di qualche esemplarenapoletano scomparso.Angeli musicantiUn filone “angelico” di estremo interesse nella scultura del rinascimento meridionale è rappresentatodagli Angeli musicanti. Al di là dei consueti, poco significativi Angeli tibicini presenti in un grannumero di rilievi di diverso soggetto, occorre prendere in considerazione i presepi monumentali, inpietra o altri materiali (marmo, terracotta, legno) dove non raramente agli Angeli è affidato il ruolo diaccompagnatori musicali dell’evento. Il notevole numero di presepi monumentali sopravvissuti in areaapulo - lucana grazie al materiale con cui sono realizzati (la dura pietra calcarea locale), ci permette difornire interessanti esemplificazioni tratte soprattutto da quest’area, ma non sono da dimenticare ipresepi campani e in particolare siciliani, d’altronde presi in considerazione dagli studiosi distrumentisca musicale rinascimentale. La presenza di Angeli musicanti si rileva nel presepe della chiesadel Carmine di Grottaglie (Taranto), dove ai due Angioletti emergenti da un banco di lati di quello chemostra le fasce con cui avvolgere il Bambino è demandato il compito di suonare la viola da gamba, eall’Angioletto nudo più in basso, il serpentone. Ma è soprattutto nel presepe della cattedrale di Matera(1534), opera di Sannazzaro Panza di Alessano e di Altobello Persio, esemplato su quello perduto diCerignola, che la presenza di Angeli musicanti non è accessoria ma parte integrante dellaraffigurazione: nella cavità della grotta in cui sono collocati i protagonisti dell’evento, si dispongonoinfatti, tre per parte, Angeli i cui strumenti musicali costituiscono una preziosa campionatura di quellida servire a un ideale ‘concetto angelico’: procedendo da sinistra verso destra gli Angeli recano infattiun tamburello a cornice con sonagli, un flauto e un tambourrin de Guascogne, un salterio a trapezio,una viola da braccio, gironda e una viola da mano. Altri Angeli (dei quali alcuni in legno,probabilmente realizzati a sostituzione di più antichi andati perduti) pendono adoranti dalla volta dellacavità. Troviamo Angeli musicanti, intenti a suonare gli stessi strumenti, anche nel presepe dellaRabatana di Tursi e in quello della cattedrale di Altamura, del 1589, entrambi derivati dal gruppomaterano. Ma Angeli musicanti compaiono anche nel presepe della chiesa di San Francesco d’Assisi aGallipoli, e nella lunetta che sovrasta il grande altorilievo raffigurante la Nativita nella chiesa di SantaMaria di Galaso a Torre Santa Susanna (Brindisi), dove Angioletti nudi seduti sulle nuvoleimprovvisano un concerto con tamburello, liuto, viola da gamba e cornetto.Angeli di“ servizio”Con questa definizione, che potrebbe apparire un po’ irriverente, ci si vuole riferire agli svariati ruoli(dal rappresentativo all’ancillare) che l’Angelo è chiamato a recitare nella scultura del Rinascimento:monumenti sepolcrali, alzate e paliotti d’altare, arcate d’ingresso a cappelle, presepi, statuariarappresentano altrettanti generi nei quali l’Angelo è presenza ricorrente, talvolta essenziale. Nonpotendo naturalmente accennare, neppure sommariamente, ai Cherubini e Serafini che con straordinariafrequenza punteggiano i cieli in cui si svolgono sacri eventi, né alle Glorie di Angeli, altrettantocomuni, né agli Angeli che, da soli, accompagnano 1’Evangelista Matteo, spesso sorreggendo il librosul quale 1’Apostolo scrive (bellissima a questo proposito è la raffigurazione che ne da Ordones nelSan Matteo della chiesa di San Pietro Martire a Napoli), si cercherà di individuare le funzioni piùfrequenti che gli Angeli sono chiamati ad assolvere, tenendo conto che quel che verrà detto non potràandare oltre una veloce, se pur significativa, esemplificazione.Fra i compiti più impegnativi demandati agli Angeli è que llo di mostrare il Sacramento (Otranto,cattedrale, paliotto; Erice, chiesa madre, pala d’altare di Giuliano Mancino, del 1513) nonché disorreggere (o talvolta, semplicemente, di adorare) il Cristo morto emergente a mezzo busto dalsepolcro: quando a svolgere questo pietoso compito sono chiamati non la Vergine e San GiovanniEvangelista, ma gli Angeli (Raimondo da Francavilla, lunetta con Cristo morto fra angeli, Grottaglie,chiesa madre; Stefano da Putignano, Ecce homo, Polignano a Mare, cattedrale; Antonello Gagini, Pietà,Soverato Superiore, chiesa arcipretale ecc.). In alcuni rilievi (Giorgio da Milano, Pietà, chiesa di SantaMaria del Gesù a Termini Imerese; Raimondo da Francavilla, Cristo morto fra angeli, chiesa madre diGrottaglie ecc.), gli Angeli si limitano ad adorare la mezza figura del Cristo morto, mentre nella chiesadi Santa Maria dell’Isola a Conversano, in un gruppo scultoreo attribuito a Nuzzo Barba, gli Angeliadorano Cristo morto a tutta figura.Intermediari tra 1’umano e il divino, gli Angeli si preoccupano di condurre le anime purgate all’eternotripudio o di “sollevare” nella sua ascesa al cielo la Vergine (tra le tante raffigurazioni si citano ilrilievo di Donatello nella tomba Brancacci nella chiesa di Sant’Angelo a Nilo a Napoli; la statuadell’Assunta di Antonello Gagini nel duomo di Palermo; quella, ancora di Antonello, nella cappella divilla Palagonia a Bagheria; nonché 1’Assunta di Antonino Gagini nel duomo di Marsala) o laMaddalena (tra le raffigurazioni più significative, q uella, autentico capolavoro della sculturarinascimentale italiana, di Antonello Gagini nell’altare Pignatelli nella chiesa di San Leoluca a ViboValentia, copiata da Angelo de’ Marinis detto il Siciliano nella figura di analogo soggetto del Museodel duomo di Milano).In atteggiamento di adorazione o di preghiera, oltre che nei già citati tabernacoli sacramentali, troviamogli Angeli in una serie infinita di raffigurazioni (se ne cita qualcuna a caso: Domenico Gagini, Natività,Washington, National Gallery of Art, Kress collection; Andrea Ferrucci, Battesimo di Cristo, Napoli,chiesa dell’Annunziata; Giovanni da Nola, Madonna in gloria, Napoli, chiesa di San Lorenzo;Salvatore Caccavello, altare in Santa Maria Maddalena di Aversa; Gian Domenico D’Auria e SalvatoreCaccavello, Madonna delle Grazie, Capua, Museo Campano; Pietro Bernini, Angeli adoranti, MoranoCalabro, chiesa della Maddalena ecc.).Ricorrente la presenza degli Angeli nei monumenti funerari, dove possono farsi interpreti del dolorecollettivo, specie se si tratti di morti giovani (monumento funebre di Andrea Bonifacio e di G.B. Cicaronella chiesa dei Santi Severino e Sossio, rispettivamente di Bartolomé Ordonez e di Andrea Ferrucci;sepolcro di Federico Uries, di Annibale e Salvatore Caccavello, Napoli, chiesa di San Giacomo degliSpagnoli), o reggere faci, talvolta rovesciate in segno di lutto (Gravina, chiesa di Santa Sofia, mausoleodi Angela Castriota Skanderbeg; Napoli, San Domenico Maggiore, sepolcro di Galeazzo Pandone e diRainaldo de l Doce; Napoli, duomo, monumento Tocco; Napoli, chiesa dei Santi Severino e Sossio,sepolcro di Sigismondo Sanseverino; Potenza, chiesa di San Francesco, sepolcro di Donato De Grasiisecc.).Troviamo gli Angeli intenti anche ad aprire le cortine che nascondono alla vista il cadavere (mausoleodi re Ladislao, monumento di Ruggero Sanseverino, monumento di Sergianni Caracciolo, tutti in SanGiovanni a Carbonara a Napoli; monumento di Malizia Carafa in San Domenico Maggiore a Napoli) oa sollevare, allo stesso scopo, i lembi di una tenda a padiglione (sepolcro di Giovannella Stendardonella chiesa di Sant’Agostino ad Arienzo; sepolcri di Raimondello e di Giovanni Del Balzo Orsini,entrambi nella chiesa di Santa Caterina d’Alessandria a Galatina; sepolcro di Giulio AntonioAcquaviva d’Aragona nella chiesa di Santa Maria dell’Isola a Conversano ecc.).Talvolta, come nel succorpo di San Gennaro, gli Angeli aprono la tenda che nasconde il Santissimo, one reggono i lembi (monumento a Maria d’Aragona, Napoli, Monteoliveto; altare Arcella, Napoli,chiesa di San Domenico Maggiore) o reggono un drappo che simula o nasconde lo schienale del tronodella Vergine (Madonne con Bambino in trono di Stefano da Putignano nella chiesa di San Domenicodi Monopoli e nelle chiese matrici di Noci e Turi).Frequentissimo, soprattutto nei monumenti funerari, il caso in cui gli Angeli reggono lo stemma difamiglia del defunto. Delle numerosissime esemplificazioni possibili e inevitabilmente parziali,verranno qui citate solo alcune tra quelle che mostrano una maggiore originalità, come nel sepolcro diTroilo Carafa in San Domenico Maggiore a Napoli dove gli Angeli più che reggere gli stemmi, vi siappoggiano sconsolati, o nel monumento Poderico in San Lorenzo, sempre a Napoli, dove gliAngioletti dolorosi, seduti, vi appoggiano il gomito. Il sepolcro di Giovanni Paternò nel duomo diPalermo, opera di Antonello Gagini, è costituito da un sarcofago romano rilavorato: al centro due Nikaialate e con mantello svolazzante reggono lo stemma del defunto circoscritto da un profilo circolarerilevato. Una curiosa, innaturale posizione semisdraiata caratterizza gli Angeli reggistemma neimonumenti Valguarnera della chiesa carmelitana di Assoro, attribuiti alla bottega di Domenico Gagini:gli Angeli, appoggiati sul ventre e con le piccole gambe sollevate, calcano con i piedi minuscoli banchidi nuvole.Di raffinata qualità, e non legati a un monumento funerario, sono gli splendidi Angeli volanti che,poggiando i piedi su nuvolette (lo stesso particolare che è già in Domenico Gagini) si aggrappanofaticosamente ai nastri cui è sospeso lo stemma cardinalizio del Carafa nel succorpo di San Gennaro aNapoli, opera di Giovan Tommaso Malvito: rilievo di cui non si può non ammirare la grazia e laspontaneità dei gesti e il trepido plasticismo del modellato.Di livello di gran lunga inferiore, ma interessanti perché comunemente considerati parte di un paliottod’altare, gli Angeli ad altorilievo che reggono lo stemma dei Bonospirito nella cappella del presepedella cattedrale di Polignano, opera del locale Stefano da Putignano.Nei monumenti funerari (e non solo) gli Angeli reggono spesso anche grandi targhe recanti 1’iscrizionefunebre. Anche in questo caso, gli esempi che si potrebbero addurre sono numerosissimi (sarcofagiCuriale, Artaldo e Vassallo in Monteoliveto; mausoleo Maremonti, chiesa madre, Campi Salentina;altare con Madonna in gloria e Santi attribuito a Giovan Antonio Tenerello nella chiesa dei SantiSeverino e Sossio a Napoli). Curiosamente privo d’iscrizione è il grosso cartiglio retto da duemuscolosi Angioletti in un rilievo della chiesa della Maddalena ad Aversa la cui attribuzione èoscillante fra Annibale e Salvatore Caccavello. Più frequente è la presenza di Angeli reggicartiglio neipresepi e, in genere, nelle Natività (Presepe nella cattedrale di Polignano, Natività nella chiesa madre diPollina, Natività nel Museo Regionale di Messina ecc.).Altre presenze comuni sono quella degli Angeli porgidrappo nelle scene del Battesimo del Cristo(Andrea Ferrucci, Napoli Annunziata; Antonello Gagini, Corleone, chiesa madre) e, riflesso, su taluneacquasantiere (Erice, chiesa di San Giovanni Battista; San Mauro Castelverde, chiesa di Santa Mariadei Franchi), degli Angeli reggipalma (cappella di Somma in San Giovanni a Carbonara a Napoli;altare del Pezzo in Monteoliveto), degli Angeli spargincenso (Potenza, Santa Maria del Sepolcro), degliAngeli reggicornucopia (monumenti Marchese e Salimbene nel Museo Regionale di Messina).Reggono unguenti gli Angeli della tomba di Maria d’Aragona in Monteoliveto e di quella Montalto inSanta Maria degli Incurabili a Napoli, mentre Angeli che reggono serti con immagini sacre sonopresenti ancora nel monumento di Maria d’Aragona a Monteoliveto, in un portale della chiesa di SanDomenico a Napoli, in una monumentale acquasantiera del palazzo del municipio a Palermo, per noncitare che alcune tra le moltissime esemplificazioni proponibili.Comunissimi gli Angeli reggicorona, spesso in collegamento con la figura della Madonna in Trono.Davvero straordinaria la serie di quattordici Angeli che, nei più vari atteggiamenti, reggono la corona(salvo uno che regge la tiara pontificale di san Pietro) del duomo di Palermo, sovrastanti altrettantestatue di Santi realizzate da Antonello Gagini per la cosiddetta ‘tribuna’, un grandioso coi plessoplastico che lo impegnò a partire dal 1510 e che egli condurrà personalmente solo fino all’inizio delsecondo ordine.Infine, tra gli altri compiti assegnati agli Angeli ricordiamo quello di reggere festoni di alloro o di fruttae fiori (Annunciazione di Benedetto da Maiano in Monteoliveto a Napoli; icona Rainaldo nel MuseoCampano di Capua ecc.) o candelabri (Angeli reggicandelabro nella chiesa matrice di CastellanaGrotte; Presepe nella chiesa di San Francesco a Gallipoli e nella cattedrale di Martina Franca; Angelireggicandelabro in marmo carrarese, di scuola gaginesca, nella chiesa dei Riformati di Mesuraca,Catanzaro).Le tipologie sin qui enumerate non pretendono in nessun modo di avere carattere esaustivo, dato che sene potrebbero citare molte altre (come gli Angeli atlanti nell’acquasantiera della chiesa madre di Moladi Bari o nella statua della cosiddetta Madonna del Popolo nella cattedrale di Tropea, o gli Angeli‘traspo rtatori’ nel rilievo di un altare, opera di Salvatore Caccavello, ove è raffigurato il trasferimentodella Santa Casa di Loreto nella chiesa di Santa Mar Maddalena ad Aversa) che, seppur più rare,compaiono comunque nel panorama della scultura del Rinascimento meridionale. Basti pensare solo,

Uriel è citato nelle sacre scritture, ma con il suo nome alternativo di Phanuel, che significa "Volto di Dio" (chiamato cosi da Giacobbe credendo di aver visto Dio faccia a faccia).

 

E' l'angelo che nel capitolo 32 di Genesi ha combattuto contro Giacobbe ed è stato vinto da lui. Questo angelo è stato identificato da molti cristiani con lo stesso Gesù visto che anche lui viene chiamato, secondo San Paolo "l'Immagine del Dio invisibile".

 

La tradizione cattolica identificò Uriel come l'angelo protettore di Giovanni Battista [Dipinto anche da Leonardo da Vinci nel quadro "La Vergine delle Rocce" 

 

Il vero ruolo e l'importanza di questo Arcangelo [fino al IV secolo questo Angelo era stato considerato uno dei "Sette Angeli che stanno al Trono del Signore", ma il Concilio di Laodicea lo scomunico' relegandolo a demone] , comunque non è ravvisabile negli scritti canonici, ma solo nei testi apocrifi;

 

Si fa menzione dell'Arcangelo Uriel nei libri di Enoch, di cui sono state trovate numerose copie tra i Rotoli del Mar Morto.

 

Enoch fu avvertito dall'Arcangelo Uriel dell'imminente diluvio Universale e gli furono impartite, da Uriel, lezioni di astronomia sul moto del Sole, della Luna e delle stelle per mettere in salvo gli uomini. Uriel, prevedendo una collisione di una cometa con la Terra, ha fornito ad Enoch le nozioni necessarie per ricreare la civiltà, donando la possibilità di sopravvivenza agli uomini, tramite un calendario attendibile che consentisse ai superstiti di ricreare le stagioni appropriate per l'agricoltura. Ma il messaggio di Uriel non riguardava solo la storia, bensì anche il futuro.

 

Disse Uriel: "Pensate l'impensabile, la Terra sarà colpita di nuovo"...

 

L'Arcangelo Uriel, quindi, già in altri tempi è stato messaggero Celeste di eventi purificatori nella storia della Terra ed è preposto all'aiuto degli uomini di dio, in tali circostanze drammatiche. Ecco perchè gli è attribuito anche l'appellativo di Arcangelo della Salvezza. 

 

.Uriel è Il Protettore.

 

Protettore dell'umanità e del pianeta Terra

 



Appare innanzi a me una bolla di cristallo, come una navicella spaziale. Con il Tuo aiuto, Signore ASALIAH, il mio spirito vi entra, essa si innalza dolcemente, simile ad una mongolfiera. Durante l’ascesa, contemplo nuovi paesaggi; lasciamo la terra e ci avviciniamo alle alte sfere. Sento la musica melodiosa del corso dei pianeti e vedo tutte le gerarchie degli Angeli che mi salutano; una dolce sinfonia Angelica si diffonde nella bolla circondandomi di felicità. D’improvviso, come Alice nel paese delle meraviglie, mi sento rimpicciolire e scopro un nuovo mondo sconosciuto, la mia interiorità; dal macrocosmo al microcosmo, vado alla ventura, contemplo un nuovo universo, altrettanto bello ma perturbato; so che dipende solo da me, farlo somigliare al suo fratello dello spazio. Torno al mio normale livello, felice ed arricchito. D’ora in poi, lavorerò per l’armonia del mio corpo, affinché la musica si diffonda eternamente nel mio cuore e un giorno diventi la melodia della nuova Età dell’Oro.Il dono dispensato da Asaliah è la CONTEMPLAZIONE.Questo Angelo amministra le energie di Mercurio nel Coro solare delle Virtù: per questa ragione (essendo l'energia del Sole indentificata con la Verità, e quella mercuriana con la Giustizia) viene definito dalla Tradizione "Angelo di Giustizia e di Verità". I suoi protetti sono così portati a svolgere con successo compiti intellettuali, illuminati nell'intelletto e nei pensieri da questa energia angelica: le energie del Sole e di Mercurio, infatti, sgombrano dalla mente i pensieri negativi e i giudizi erronei. La memoria viene prodigiosamente rinforzata; con un'ottima memoria e le idee chiare, la persona troverà soluzioni efficienti. Il primo risultato di Verità e Giustizia si esprime nella consapevolezza che ogni cosa esistente è riverbero del volto di Dio e sua manifestazione: un dono nel dono; in quanto questa coscienza, come è insegnato tradizionalmente da ogni scuola mistica, discende dalla contemplazione.Dice Haziel che Asaliah orienta la volontà umana a esteriorizzare il Pensiero Divino: questo Angelo illumina i mezzi di comunicazione sociale affinché la persona abbia la possibilità di pronunciarsi, senza declamare o arringare, per esibire i propri meriti o esternare le proprie opinioni con la dovuta incisività. La persona sarà di per sè molto comunicativa, estroversa, pronta a trasmettere il proprio messaggio: una sorta di porta aperta, attraverso la quale uomini e donne potranno scorgere la Via Celeste. Questi nati hanno il dovere di proclamare l'Ordine Celeste, di annunciare la sua esistenza e la necessità di istituirlo: è loro compito ricercare gli elementi più efficaci a fare udire e ascoltare tale proclama, che se fosse annunciato a pochi non avrebbe risposta. Infine, ad Asaliah ci si rivolge anche, specificamente, per ringraziare Dio delle grazie e benedizioni ricevute: ogni volta che una nostra richiesta, magari avanzata mediante uno degli alti angeli, viene accolta ed esaudita, è opportuno chiedere a lui di innalzare a Dio il nostro ringraziamento e gratitudine.Sappiamo che secondo la Kabbalah tre versetti dell'Esodo (ciascuno composto da 72 lettere), celano il codice dei 72 Nomi di Dio; e precisamente i versetti 19, 20 e 21 del capitolo 14. Riguardo alle origini delle lettere nel trigramma-radice di questo Nome, la lettera Ayin (occhio) proviene da: "Anche la colonna di nube si mosse e dal davanti passò indietro" (Esodo, 14, 19). La Shin (denti) viene dalla seconda lettera della parola Israele, nel versetto (Esodo, 14, 19): "venendosi a trovare fra l'accampamento degli Egiziani e quello di Israele"; mentre la Lamed (pungolo del bue) proviene da (Esodo 14, 21): "e l'Eterno, durante tutta la notte, ritirò il mare con forte vento da Oriente". Il rebus formato da queste 3 lettere dà l'immagine di una visione globale capace di percepire il piano divino (interpretazione Muller/Baudat); dà inoltre l'idea di un'energia che assiste nelle prove. Asaliah è considerato l'Angelo della contemplazione interiore e della glorificazione di Dio, che dispensa aiuto nel comprendere i segni Giorni e orari di AsaliahSe sei nato nei suoi giorni di reggenza Asaliah è sempre in ascolto per te; ma in particolare le sue energie si schiudono nelle date del tuo compleanno e negli altri 5 giorni che ti sono dati dal calcolo della Tradizione. Suoi giorni di reggenza sono anche: 23 febbraio, 7 maggio, 21 luglio, 3 ottobre, 14 dicembre; ed egli governa ogni giorno, come "angelo della missione", le energie dalle h.15.20 alle 15.40. Assiste perciò, in particolare, anche i nati in questi giorni e in questo orario, in qualunque data di nascita, ed è questo l'orario migliore in cui tutti lo possono invocare. La preghiera tradizionale rivolta a Asaliah è il versetto: Quam magnificata sunt opera tua, Domine! Omnia in sapientia feristi, impleta est terra creatura tua (Sal.104,24 - Quanto sono grandi, Signore, le tue opere! Tutto hai fatto con sapienza, la terra è piena delle tue creature).Sibaldi vede, nella radiceayin-shin-lamed del Nome il concetto: "Io conosco le vie che dal basso conducono in alto". Vie da imboccare con decisione e piena fiducia: l’esitazione, dice Sibaldi, è il punto di partenza e l’unico vero nemico dei protetti di quest’Angelo delle Virtù; e così spiega il perché: gli ‘Ashaliyah imparano presto a conoscere la forza di gravità che la maggioranza esercita su ogni individuo: la fittissima rete di frustrazioni, di rassegnazione, di attese (spesso infinite!) in cui i più accettano di vivere – e che nel Nome dell’Angelo è raffigurata nella lettera ayin, il geroglifico del cedimento, delle traiettorie che si inclinano verso il basso. Fin dall’adolescenza gli ‘Ashaliyah sentono non soltanto di essere diversi da tutto ciò, ma di doverlo essere nel modo più evidente, perché il maggior numero possibile di persone sappia che esistono altre traiettorie, audaci, sfrontate, dritte verso l’alto. Perciò ogni volta che un giovane ‘Ashaliyah si accontenta di mezze misure avverte un senso d’angoscia, e le opinioni altrui lo annoiano dopo pochi secondi; quando viene criticato – non importa se a ragione o no – i suoi occhi sfavillano di collera o di disprezzo, che soltanto con enorme sforzo riesce a nascondere. L’impazienza gli brucia in petto, il suo viso e i suoi muscoli sono quelli di un atleta che aspetta lo start: se ancora non scatta in avanti, è soltanto perché la sua mente – vasta, profonda, limpida – non ha ancora individuato una meta abbastanza alta per lui, tra le caligini e le nuvole basse della banalità che vede attorno a sé.Così si sentono, in gioventù. Può avvenire che aspettino a lungo, anche dieci, quindici anni, che per loro sono una tormentosa eternità. Può avvenire, nei casi più cupi, che il segnale di partenza li colga quando si sono già lasciati imbrigliare in un matrimonio opprimente o in un impiego inadatto a loro: e smuoversi, allora, è come strappar via un lembo della propria carne. Ma quando il momento arriva, non possono, non devono esitare. D’un tratto (le donne soprattutto) si lanciano vertiginosamente in qualche carriera brillante, e affrontano e superano rischi, sbaragliano ostacoli e avversari con un’energia che cresce in misura direttamente proporzionale ai successi ottenuti. A quel punto, come in un missile che esca dall’atmosfera, manca loro soltanto un ultimo stadio: ammettere dinanzi a se stessi la loro qualità più speciale, che è l’aver sempre ragione – un fulmineo, precisissimo istinto che permette loro di distinguere in ogni circostanza o persona il vero dal falso, il giusto dal perfido – e rifiutare da allora in avanti non soltanto le critiche ma persino i consigli di amici ed esperti, e non prendendo più in alcuna considerazione neppure le esigenze delle persone care o dei soci in affari, se contrastano con le loro. Allora nessuno li ferma più, e costruiscono imperi. A volte sbagliano, certo, ma per loro non è un problema: sanno che nessuno sbaglia tanto bene come loro, che cioè anche nei loro errori vi sarà sempre qualcosa di provvidenziale, il germe di qualche nuova intuizione da decifrare, o magari una prova che li fortifichi, o l’occasione per una pausa durante la quale raccogliere le forze e chiarirsi le idee per ripartire più risoluti. Sanno, soprattutto, che nessun errore deve scuotere la loro fiducia in se stessi: perché in tal caso la loro traitettoria verso l’alto si incurverebbe (l’ayin!) e ricomincerebbe l’angoscia, e l’angoscia, appannando la loro visuale, causerebbe altri errori, poi altri ancora, e il missile della loro energia perderebbe la rotta e si infrangerebbe al suolo. È dunque il loro istinto di conservazione (e non l’orgoglio, come credono i più, guardandoli) a convincerli che non sbagliano mai. Tutto ciò li rende personalità tanto affascinanti quanto impossibili a sopportarsi. È come se parlando con loro si percepisse di continuo il rombo di un motore in corsa. I famigliari, gli amanti, gli amici, devono tener loro dietro per non vederli svanire in una nube di gas di scarico, e poiché quasi nessuno ci riuscirebbe, gli ‘Ashaliyah riescono a conservare i rapporti con le persone care soltanto prendendole come equipaggio. Si addossano cioè le spese del loro mantenimento, o se le tengono intorno come farebbe un patriarca: riservando a se stessi tutte le decisioni, e pretendendo assoluta obbedienza e, possibilmente, adorazione. Né si dà mai il caso che possano cambiare atteggiamento: chi protesta viene semplicemente lasciato indietro e dimenticato, quando gli ‘Ashaliyah sono magnanimi, oppure sbrigativamente punito prima dell’abbandono, con memorabili accessi di furia. Non ha senso biasimarli per questo: sono forze esplosive della natura, non hanno altra scelta se non essere se stessi, in tutto e per tutto, o andare in mille pezzi se tentano di limitarsi. Devono naturalmente scegliersi professioni tiranniche: nemmeno dirigenti, ma fondatori e proprietari di aziende o società, o primari di cliniche, o baroni universitari, psichiatri, direttori di teatri, registi famosi (molti questi ultimi: sono ‘Ashaliyah Alberto Lattuada, Mario Soldati, Francesco Rosi, Martin Scorsese, Danny DeVito, Carlo Verdone), scienziati che puntino verso gli estremi confini della conoscenza (come Herschel, che scoprì il pianeta Urano). Tra gli uomini politici contemporanei, ‘Ashaliyah celebri sono Gheddafi e l’assai più timido, intralciato Carlo d’Inghilterra, che la sorte ha condannato ad attendere tanto a lungo. Oppure è la lontananza geografica ad attrarli, come avvenne per Robert Louis Stevenson, l’autore de L’isola del tesoro e dell’ashalianissimo Lo strano caso del dottor Jekyll e mister Hyde, che andò ad abitare, in qualità di proprietario terriero, in un’isola dell’arcipelago di Samoa, e divenne ben presto un leader politico e spirituale per i nativi. Altri viaggi a loro congeniali sono quelli nell’invisibile, nella mistica, nella magia soprattutto, sempre in cerca di superiori conoscenze ma, ancor di più, di poteri da adoperare per la loro personale affermazione, assolutamente realistica, nel mondo terreno.Il dono dispensato da Asaliah è la CONTEMPLAZIONE.Questo Angelo amministra le energie di Mercurio nel Coro solare delle Virtù: per questa ragione (essendo l'energia del Sole indentificata con la Verità, e quella mercuriana con la Giustizia) viene definito dalla Tradizione "Angelo di Giustizia e di Verità". I suoi protetti sono così portati a svolgere con successo compiti intellettuali, illuminati nell'intelletto e nei pensieri da questa energia angelica: le energie del Sole e di Mercurio, infatti, sgombrano dalla mente i pensieri negativi e i giudizi erronei. La memoria viene prodigiosamente rinforzata; con un'ottima memoria e le idee chiare, la persona troverà soluzioni efficienti. Il primo risultato di Verità e Giustizia si esprime nella consapevolezza che ogni cosa esistente è riverbero del volto di Dio e sua manifestazione: un dono nel dono; in quanto questa coscienza, come è insegnato tradizionalmente da ogni scuola mistica, discende dalla contemplazione.Dice Haziel che Asaliah orienta la volontà umana a esteriorizzare il Pensiero Divino: questo Angelo illumina i mezzi di comunicazione sociale affinché la persona abbia la possibilità di pronunciarsi, senza declamare o arringare, per esibire i propri meriti o esternare le proprie opinioni con la dovuta incisività. La persona sarà di per sè molto comunicativa, estroversa, pronta a trasmettere il proprio messaggio: una sorta di porta aperta, attraverso la quale uomini e donne potranno scorgere la Via Celeste. Questi nati hanno il dovere di proclamare l'Ordine Celeste, di annunciare la sua esistenza e la necessità di istituirlo: è loro compito ricercare gli elementi più efficaci a fare udire e ascoltare tale proclama, che se fosse annunciato a pochi non avrebbe risposta. Infine, ad Asaliah ci si rivolge anche, specificamente, per ringraziare Dio delle grazie e benedizioni ricevute: ogni volta che una nostra richiesta, magari avanzata mediante uno degli alti angeli, viene accolta ed esaudita, è opportuno chiedere a lui di innalzare a Dio il nostro ringraziamento e gratitudine.Sappiamo che secondo la Kabbalah tre versetti dell'Esodo (ciascuno composto da 72 lettere), celano il codice dei 72 Nomi di Dio; e precisamente i versetti 19, 20 e 21 del capitolo 14. Riguardo alle origini delle lettere nel trigramma-radice di questo Nome, la lettera Ayin (occhio) proviene da: "Anche la colonna di nube si mosse e dal davanti passò indietro" (Esodo, 14, 19). La Shin (denti) viene dalla seconda lettera della parola Israele, nel versetto (Esodo, 14, 19): "venendosi a trovare fra l'accampamento degli Egiziani e quello di Israele"; mentre la Lamed (pungolo del bue) proviene da (Esodo 14, 21): "e l'Eterno, durante tutta la notte, ritirò il mare con forte vento da Oriente". Il rebus formato da queste 3 lettere dà l'immagine di una visione globale capace di percepire il piano divino (interpretazione Muller/Baudat); dà inoltre l'idea di un'energia che assiste nelle prove. Asaliah è considerato l'Angelo della contemplazione interiore e della glorificazione di Dio, che dispensa aiuto nel comprendere i segni 

Arcangelo Uriel è stato chiamato "il Signore della potente azione" [Helena Roerich. Cuore. Agni Yoga Society, 1932, 268]. Uriel personifica il Fuoco che scende dal terzo aspetto della Divinità -- Mente Universale . Essa giunge fino al piano fisico. il fuoco crea la fusione nel centro del Sole, la fissione al centro della Terra, e la Kundalini alla base della colonna vertebrale. Essa crea mondi, universi, e la vita --accelera la crescita e l'evuluzione di ogni essere. Secondo le tradizioni della mistica medievale ebraica, Uriel è diventato l'Angelo della Domenica (Jewish Encyclopedia), Angelo della Poetica, e uno dei Sacri Sephiroth. Fu lui a lottare con Giacobbe a Peniel ed è raffigurato come l'angelo che decimò l'esercito del re assiro Sennacherib. Egli dice Noè dell'avvento del Diluvio che viene descritto nel Libro di Enoch.

Il suo colore è il bianco argentato e, nel corpo umano, rappresenta l'opera coordinatrice del lavoro fatto dagli Arcangeli Michael, Rafael e Gabriel.

L'abbinamento di Uriel con Urano nella tradizione astrologica è abbastanza recente, poiché anticamente si pensava che i pianeti fossero soltanto sette. Con l'avanzare delle scoperte astronomiche, fu necessario colmare delle lacune. Alcune divinità dei tempi passati furono rivisitate e adattate alle nuove conoscenze. Il dominio del recentissimo Urano gli si attaglia perfettamente.

E' l'Arcangelo reggente della costellazione dell'Acquario, segno estroverso e rivoluzionario, destinato ad influenzare l'umanità futura. Uriel ben s'addice al governo dell'astrologia e dell'elettronica, tipicamente acquariane.

E' il protettore degli esploratori, degli innovatori e, considerato il suo ruolo nei confronti di quelle che sono e saranno le professioni del futuro, potremmo mettere sotto la sua protezione anche gli astronauti, che negli antichi testi di magia non potevano essere presi in considerazione.

Uriel ha il controllo sulle forze che presiedono ai bruschi ed imprevisti cambiamenti, non soltanto nel destino dei singoli individui, ma a livello planetario.

L'Era Nuova, o Età dell'Acquario, è controllata nel suo rapido susseguirsi di eventi, da questo grande Angelo che ha ancora un immenso compito da svolgere nei confronti dell'Umanità.

- Che non importa quanto sia buona una persona, ogni tanto ti ferirà.
E per questo, bisognerà che tu la perdoni.

 
- Che ci vogliono anni per costruire la fiducia e solo pochi secondi per distruggerla.


- Che non dobbiamo cambiare amici, se comprendiamo che gli amici cambiano.


- Che le circostanze e l’ambiente hanno influenza su di noi, ma noi siamo responsabili di noi stessi.


- Che, o sarai tu a controllare i tuoi atti, o essi controlleranno te.


- Ho imparato che gli eroi sono persone che hanno fatto ciò che era necessario fare, affrontandone le conseguenze.


- Che la pazienza richiede molta pratica.

 


- Che ci sono persone che ci amano, ma che semplicemente non sanno come dimostrarlo.


- Che a volte, la persona che tu pensi ti sferrerà il colpo mortale quando cadrai, è invece una di quelle poche che ti aiuteranno a rialzarti.


- Che solo perché qualcuno non ti ama come tu vorresti, non significa che non ti ami con tutto te stesso.


- Che non si deve mai dire a un bambino che i sogni sono sciocchezze: sarebbe una tragedia se lo credesse.


- Che non sempre è sufficiente essere perdonato da qualcuno. Nella maggior parte dei casi sei tu a dover perdonare te stesso.


- Che non importa in quanti pezzi il tuo cuore si è spezzato; il mondo non si ferma, aspettando che tu lo ripari.


- Forse Dio vuole che incontriamo un po’ di gente sbagliata prima di incontrare quella giusta, così quando finalmente la incontriamo, sapremo come essere riconoscenti per quel regalo.


- Quando la porta della felicità si chiude, un’altra si apre, ma tante volte guardiamo così a lungo a quella chiusa, che non vediamo quella che è stata aperta per noi.


- La miglior specie d’amico è quel tipo con cui puoi stare seduto in un portico e camminarci insieme, senza dire una parola, e quando vai via senti che è come se fosse stata la miglior conversazione mai avuta.


- E’ vero che non conosciamo ciò che abbiamo prima di perderlo, ma è anche vero che non sappiamo ciò che ci è mancato prima che arrivi.


- Ci vuole solo un minuto per offendere qualcuno, un’ora per piacergli, e un giorno per amarlo, ma ci vuole una vita per dimenticarlo.


- Non cercare le apparenze, possono ingannare.


- Non cercare la salute, anche quella può affievolirsi.


- Cerca qualcuno che ti faccia sorridere perché ci vuole solo un sorriso per far sembrare brillante una giornataccia.


- Trova quello che fa sorridere il tuo cuore.


- Ci sono momenti nella vita in cui qualcuno ti manca così tanto che vorresti proprio tirarlo fuori dai tuoi sogni per abbracciarlo davvero!


- Sogna ciò che ti va; vai dove vuoi; sii ciò che vuoi essere, perché hai solo una vita e una possibilità di fare le cose che vuoi fare.


- Puoi avere abbastanza felicità da renderti dolce, difficoltà a sufficienza da renderti forte, dolore abbastanza da renderti umano, speranza sufficiente a renderti felice.


- Mettiti sempre nei panni degli altri. Se ti senti stretto, probabilmente anche loro si sentono così.
- Le più felici delle persone, non necessariamente hanno il meglio di ogni cosa; soltanto traggono il meglio da ogni cosa che capita sul loro cammino.


- Il miglior futuro è basato sul passato dimenticato, non puoi andare bene nella vita prima di lasciare andare i tuoi fallimenti passati e i tuoi dolori.


- Quando sei nato, stavi piangendo e tutti intorno a te sorridevano.

Vivi la tua vita in modo che quando morirai, tu sia l’unico che sorride e ognuno intorno a te piange.

admin :arcangelo uriele 

info : urieleilritorno@gmail.com